
Professore Raimondo, perché reintrodurre l’Avvoltoio Grifone nel Parco delle Madonie?
Innanzi tutto bisogna chiarire che non si reintroduce un specie animale in un area protetta semplicemente per soddisfare una esigenza turistica. L’approvazione, da parte del C. T. S. (Comitato Tecnico Scentifico), del progetto di reintroduzione dell’avvoltoio Grifone rappresenta piuttosto un tentativo di ricomposizione dell’equilibrio biologico di una vasta area come quella del Parco e solo secondariamente vuole venire incontro alle pure importanti esigenze di sviluppo turistico, quindi economico, dei territori del Parco.
Qualche anno fa il tentativo di reintrodurre i Grifoni si risolse in un fallimento. Oggi esistono maggiori possibilità di riuscita?
L’esito infelice del primo tentativo di reintroduzione del Grifone è dovuto non solo alla mancanza di un costante controllo da parte del Parco nelle fasi successive al primo insediamento, ma anche a condizioni contingenti della fauna madonita che oggi sembrano venute meno. Rispetto a qualche anno fa c’è infatti una maggiore possibilità di alimentazione degli avvoltoi, il che si traduce in una maggiore possibilità che l’inserimento attecchisca, si pensi, ad esempio, alla presenza enorme dei suidi, le cui carcasse rappresenteranno occasione di ristoro per i Grifoni.
In caso di esito positivo, lo stanziamento di una colonia di Grifoni nelle Madonie potrebbe comportare delle minacce per il delicato ecosistema madonita?
Tutt’altro. L’iniziativa merita di essere avviata e portata avanti poiché la reintroduzione in se non rappresenta un potenziale impatto per l’ambiente, anzi costituisce un tassello importante per il ripristino di una adeguata catena alimentare all’interno dell’area protetta. I Grifoni infatti, oltre a nutrirsi di carcasse, svolgendo una funzione di “spazzini”, sono anche dei predatori, utili a controllare in via del tutto naturale le popolazione di predati, in particolare rettili e piccoli roditori.
A proposito di impatto ambientale, è in corso d’opera il censimento dei suidi in area Parco, propedeutico all’approvazione dei piani di abbattimento recentemente sospesi dal T.A.R. Qual è la sua posizione a tale riguardo?
Sostengo che questo censimento sia perfettamente inutile. Non è una questione di sovrannumero, questi suidi, in quanto ibridi, sono assolutamente estranei al patrimonio faunistico madonita, e dovrebbe essere eliminati, ciò ad esclusivo interesse e tutela dell’equilibrio ambientale del Parco delle Madonie, con particolare attenzione al patrimonio floristico, motivo fondamentale di istituzione del nostro Parco. La preziosa biodiversità della nostra area è gravemente minacciata dalla presenza di questo animale. In sintesi, anche se fosse solo uno, andrebbe allontanato dal Parco perché è specie dannosa. Diversamente l’introduzione del grifone, in quanto frutto di un approfondito studio, non creerà nessun disagio.
Professore, il CTS ha approvato il verbale d’intesa fra Ente Parco e Provincia di Palermo relativo al progetto di riattivazione e ammodernamento degli impianti di risalita di Piano Battaglia. Quali i motivi ispiratori di questa pronuncia?
Senza l’apporto del turismo invernale certi insediamenti recettivi non avrebbero senso. Quando notiamo lo spopolamento dell’uomo anche come fruitore dobbiamo prendere atto che siamo in qualche modo responsabili. Per questo, dopo un attento esame della integrazione documentale presentata dalla Provincia, ritenendola completa e particolareggiata, il C.T.S. ha approvato il progetto con delle precise raccomandazioni e prescrizioni.
Quali?
Considerato l’elevato pregio naturalistico del faggeto di Monte Mufara, le misure di compensazione e mitigazione devono prevedere lo spostamento degli alberi, che sarà necessario allontanare dalla sede originaria a causa dell’adeguamento degli impianti, in una sede idonea e quanto più vicina alla posizione originale. Per altro eventuali insuccessi degli espianti e reimpianti dovranno essere compensati con un eguale numero di esemplari di eguale valore ecologico. Dal progetto si evince che le piante interessate allo spostamento saranno circa un centinaio.
Come saranno realizzati i nuovi impianti?
Saranno sicuri ed a basso impatto ambientale. Non possiamo realizzare miglioramenti incompatibili con il concetto di parco. Il CTS, proprio per questo, aveva preteso nei mesi scorsi il miglioramento del progetto della provincia, ciò è avvenuto. Adesso sarà garantita una maggiore stabilità dei versanti e la cicatrizzazione di certe ferite procurate al Parco durante la realizzazione delle prime piste, cosa che è possibile fare perché il Parco è ricco di specie botaniche adatte al ripopolamento.
Dal punto di vista strettamente ambientale, cosa comporterà la riattivazione degli impianti di risalita, così come prevista dal progetto approvato?
L’intervento associato alle prescrizioni imposte dal C.T.S. potrà consentire un miglioramento delle condizioni ambientali dell’area. Bisogna fare attenzione però all’estrema delicatezza di monte Mufara, nella parte apicale, zona A di parco, dove, per altro, esiste una piccola dolina che va assolutamente protetta. La riattivazione degli impianti di risalita va gestita coerentemente alla destinazione di Parco. Non può e non deve essere una zona di stanziamento ma di esclusivo e veloce passaggio. Insomma, con la riattivazione dei circuiti invernali non bisogna dare una sensazione di incuria dei luoghi di passaggio che è figlia tanto dell’abbandono quanto, talvolta, delle cattive pratiche di abuso.
Intervista di Michele Ferraro – Ufficio Stampa Ente Parco delle Madonie.